18 luglio 2016
Paola De Micheli mamma su "Dipiù": "Felice e incasinata" 
18 luglio 2016
su Dipiù
La rivista settimanale "Dipiù", diretta da Sandro Mayer, dedica - nel numero uscito il 16 luglio - un ampio servizio a Paola De Micheli per scoprire il suo doppio ruolo di mamma e politico. Nell'intervista di Riccardo Delfanti, il Sottosegretario all'Economia parla della sua famiglia appena allargata, e di come riesce a conciliare la vita da neomamma con i tanti impegni di governo. Ecco il testo 

«Da quando sono mamma, sono una donna più felice e realizzata. Ma anche più incasinata di prima: coniugare la professione e la famiglia, ora che c’è Pietro, richiede parecchi sforzi. Capisco bene, da persona e da politica, le necessità delle mamme che lavorano e l’aiuto di cui hanno bisogno ogni giorno. Sono e resto una ragazza cresciuta lavorando nei campi, guidando trattori e raccogliendo pomodori ». Paola De Micheli, quarantadue anni, deputato alla Camera per il Partito Democratico e sottosegretario al ministero dell’Economia, ha appena finito di dare la poppata pomeridiana a Pietro quando pronuncia queste parole.

Il piccolo è nato il 30 marzo scorso ma è già una forza della natura grazie a quell’espressione felice e a quei due occhioni che ti osservano con curiosità. E lei ha trovato un punto fermo in lui. Abbiamo intervistato Paola De Micheli proprio per raccogliere la sua testimonianza mentre è ancora vivo un dibattito: può riuscire una donna, appena diventata mamma, a impegnarsi a tempo pieno anche in politica? Come ricorderete, tutto era nato il 15 marzo scorso quando Giorgia Meloni, deputato e presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, due mesi dopo avere annunciato di essere incinta e di attendere una figlia per la fine dell’estate, aveva deciso di candidarsi alla carica di sindaco di Roma.

Silvio Berlusconi, che sosteneva invece la candidatura di Guido Bertolaso, aveva scatenato le polemiche dichiarando: «Le donne hanno cinque mesi di lavoro non obbligatorio quando diventano mamme. È chiaro a tutti che una mamma non può dedicarsi a un lavoro faticoso come amministrare Roma, che è in una situazione terribile. Fare il sindaco di Roma vuole dire stare in giro e in ufficio quattordici ore al giorno». Il dibattito sulle possibilità di fare politica per le donne in attesa di un figlio o appena diventate madri è proseguito nei giorni scorsi, dopo che sono state elette sindaco, a Torino, Chiara Appendino, che è sposata e ha una figlia di cinque mesi, e a Roma, Virginia Raggi, che ha un figlio, d’accordo più grande, perché ha sette anni, ma di cui ha tutta la responsabilità perché, in questo momento, vive separata dal marito.

Allora per capire se una donna riesce a conciliare gli impegni derivanti da una carica politica con quelli familiari di una madre, siamo andati da Paola De Micheli che ha una bambino di cinque mesi e occupa anche una carica importante al ministero dell’Economia, ancora più rilevante sul piano internazionale dopo che la Gran Bretagna ha votato la Brexit, cioè l’uscita del Paese dall’Unione Europea.

E quello di Paola De Micheli non è un lavoro leggero: innanzitutto perché ha casa a Piacenza e il suo “ufficio” è a Roma; ma anche perché il suo lavoro politico la porta spesso negli studi televisivi dove è molto nota come opinionista: i suoi interventi a Porta a porta sono frequenti, per esempio, e stanno rendendo il suo volto familiare ai telespettatori.

E in tutto questo adesso c’è il piccolo Pietro, che ha esigenze ben precise. Spiega infatti Paola De Micheli: «Lo allatto a chiamata. Per questo motivo, Pietro è sempre al mio fianco. Ci separiamo raramente. Anche quando sono nel mio ufficio, nel Ministero, se ha fame sono subito pronta per allattarlo al seno. Se sono in una riunione, non importa: lo prendo in braccio, lo sfamo e l’incontro va avanti».

Quindi, una donna può conciliare il proprio ruolo politico con quello di mamma? «Sì. Io, però, ho fatto poca maternità. Sono rimasta a casa circa nove settimane: da un mese prima che Pietro nascesse a poco più di trenta giorni dopo il suo arrivo. Ho scelto di allattarlo in modo naturale. Questo vuole dire che dobbiamo stare sempre vicini. Se mio figlio ha fame, sono pronta. Preferisco non seguire alcune scuole di pensiero che vorrebbero costringere i piccoli a mangiare in orari prestabiliti. Credo che sia bene essere flessibile e che io debba adattarmi alle sue esigenze».

Mamma da poco tempo, onorevole e sottosegretario: qual è la sua giornata tipo? «Quando sono a Piacenza, la mia città natale, posso contare sul grande aiuto di nonna Anna, mia mamma, e di nonna Nella, mamma di mio marito Giacomo Massari. Anche lui mi dà una mano. A casa, sono loro che mi aiutano con il bambino, cercando di stare dietro ai miei impegni: Pietro e la nonna di turno stanno in un’altra stanza della casa e sono lontani da me cinque metri. Verso le sette di mattina, quando riesco, vado a correre per stare in forma e per sfogare una mia grande passione sportiva. Rientro e inizio con i lavori di casa. Verso le dieci, sono nell’ufficio del partito. Torno all’ora di pranzo e, quando Pietro si addormenta nel primo pomeriggio, vado avanti con i mestieri domestici. La sera, molto spesso, Giacomo, Pietro e io usciamo. Ci sono foto di inaugurazioni con me e la carrozzina del bambino. Lo so, può fare ridere ma è così. Mio figlio è davvero sempre al mio fianco».

Poi ci sono le giornate romane… «Porto Pietro con me e lì c’è una bambinaia che mi aiuta. Sappiamo che Pietro ha fame in determinati momenti della giornata e la tata lo porta da me intorno a quegli orari. Quando il piccolo chiama, ecco che la poppata è servita. Al ministero faccio intere riunioni con Pietro in braccio, molto spesso allattandolo. All’inizio tanti erano sorpresi perché sono il primo sottosegretario all’Economia che ha avuto un figlio e lo porta sempre con sé. Ora, però, tutti si sono abituati alla sua presenza e non si scandalizzano se lo allatto al seno mentre c’è un incontro di lavoro. Alla fine dei conti, è un gesto naturale che non potrà mai essere volgare. Nella Capitale mi alzo intorno alle sei e mezza, la tata arriva un’ora più tardi. Dopo la prima poppata, esco e alle nove sono in ufficio. Verso mezzogiorno arriva Pietro: di lì a poco, il suo appetito si sveglia. Alle due, la bambinaia porta Pietro a fare un giro. Verso le cinque, sappiamo che chiede la pappa e, quindi, la tata lo riporta da me. A quell’ora sono quasi sempre in riunione».

Da mamma, che cosa consiglierebbe a una giovane per il suo futuro? «Posso dire quello che ho fatto io: non mollare mai, accettando qualunque lavoro. Bisogna sempre farsi in quattro e avere il coraggio di prendere la decisione più difficile. Il duro lavoro e la determinazione sono stati fondamentali nella mia vita. Sono nata in una famiglia che a quel tempo era povera e mi sono laureata zappando la terra. Studiavo e lavoravo. E ne sono orgogliosa. Dopo la laurea, ho iniziato a lavorare per alcune aziende e, poco dopo, ha preso forma anche la mia carriera politica».

Com’è la situazione economica in Italia? «Dopo la Brexit, l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, è difficile prevedere gli scenari futuri. Finora, nel nostro Paese, siamo stati in una situazione di crescita. Però è una crescita ancora troppo bassa e che si vede solo in alcune zone di Italia. Le politiche nazionali e il taglio delle tasse sono importanti per accelerare il segno positivo. Ma il grande salto di qualità lo faremo unendo le nostre riforme all’interno di un contesto europeo che sceglie metodi di crescita più condivisi. Bisogna che l’Europa sia una vera squadra».

 
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